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LA FEROCE REPRESSIONE DEL REGIME COMUNISTA CINESE

L'appello del Dalai Lama al mondo:
"Qui è il terrore: per favore, aiutateci"
Pechino: "Risarcimenti alle 18 vittime"

Il leader spirituale dei tibetani parla di stato di polizia e di 'aggresione demografica' della Cina e si appella alla comunità internazionale. Poi prega per le vittime con i leader religiosi hindu, musulmani, sikh e jain Commenta

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il Dalai Lama New Delhi, 29 marzo 2008 - Il Dalai Lama ha accusato oggi la Cina di "aggressione demografica" ai danni del Tibet, dove la popolazione immigrata dalle altre regioni della Repubblica popolare sarebbe in forte aumento.
Secondo il leader religioso tibetano, in esilio in India, "esistono le prove" che nell'altipiano la popolazione cinese sia "in crescita mese dopo mese". 

 Durante una conferenza stampa il Dalai Lama ha sostenuto che nel capoluogo Lhasa i tibetani sono appena 100mila, circa la metà degli immigrati cinesi.
Le dichiarazioni del leader buddista, accusato da Pechino di trame "separatiste", arrivano dopo la conclusione di una breve visita in Tibet di un gruppo di diplomatici stranieri invitati dalle autorità della Repubblica popolare.


Alcune settimane fa l'altipiano è stato teatro di sanguinosi scontri tra dimostranti anti-cinesi e forze dell'ordine. Occupato dall'esercito della Repubblica popolare nel 1950, il Tibet è attraversato da forti tensioni di carattere etnico-religioso e sociale. Il Dalai Lama ha sempre respinto le accuse di "separatismo" e sostenuto l'esigenza di una maggiore autonomia per l'altipiano.

La Cina è "uno stato di polizia" che ha adottato la "legge del terrore". E' questa la dura accusa che il Dalai Lama ha lanciato oggi al governo di Pechino, dopo la dura repressione delle proteste degli ultimi giorni in Tibet. 

 Accorato appello alla comunità internazionale del leader dei tibetani in esilio: "Per favore -  ha detto il Dalai Lama - aiutate i tibetani a risolvere la crisi nella regione, aggravatasi dopo la violenta repressione delle proteste contro la Cina".

Affiancato da leader religiosi hindu, musulmani, sikh e jain, il Dalai Lama ha pregato per coloro che sono rimasti uccisi nella sanguinosa rivolta in Tibet. I leader religiosi si sono riuniti a New Delhi nel luogo dove, nel 1948, fu cremato il leader dell'indipendenza indiana, il Mahatma Gandhi, insieme a loro centinaia di tibetani in esilio e loro sostenitori.

 

RISARCIMENTO ALLE VITTIME

Per tentare di conquistare i cuori e le menti dei tibetani la Cina mette mano al portafoglio. Pechino ha offerto ai parenti delle 18 vittime ufficiali degli scontri di Lhasa di pagare 200.000 yuan, pari a 18.000 euro a titolo di risarcimento. Ne ha dato notizia l'agenzia Nuova Cina, aggiungendo che tutti i feriti nelle manifestazioni del 14 marzo scorso saranno curati gratuitamente negli ospedali.


"Ulteriori misure - si legge nel dispaccio d'agenzia - saranno prese anche per aiutare la gente a riparare le case e i negozi danneggiati durante gli sconti o a costruirne di nuove".

 

NEPAL, 84 ARRESTI

La polizia nepalese ha arrestato 84 tibetani, in gran parte monaci buddisti, che manifestavano dinanzi alla sezione consolare dell'ambasciata cinese a Kathmandu.
Sono giorni che, in Nepal, vengono arrestate decine di persone nel corso di proteste organizzate in segno di solidarietà per la rivolta in Tibet. Secondo la polizia, gli arrestati vengono rimessi in libertà nel giro di alcune ore.

 

 

UE NON ESCLUDE BOICOTTAGGIO

Il commissario Ue per le Relazioni Estere, Benita Ferrero-Waldner, ha evocato oggi la minaccia di un boicottaggio dei Giochi Olimpici di Pechino 2008, e ha chiesto alle imprese europee in Cina di dare prova di responsabilità di fronte all'attuale situazione in Tibet.


In un'intervista al quotidiano austriaco Bild am Sonntag, mentre il commissario Ue si trova a Brdo, in Slovenia, per la riunione informale dei ministri degli Esteri dell'Unione, Ferrero-Waldner ha ricordato che "restano cinque mesi prima della cerimonia di apertura". "Dobbiamo osservare attentamente il comportamento di Pechino, nelle prossime settimane, prima di decidere le misure del boicottaggio", ha dichiarato.


La commissaria Ue ha quindi lanciato un appello per "manifestazioni pacifiche nelle città europee e nel mondo" ed ha detto di attendersi un'assunzione di responsabilità da parte delle aziende europee che operano in Cina. "Le imprese che sono attive in Cina dovrebbero esigere particolarmente il rispetto dei diritti dell'uomo. Non si possono stabilire affari da un giorno all'altro. Ma in una situazione come quella che regna al Tibet, le imprese hanno anche una responsabilità", ha concluso.


I ministri degli esteri dell'Unione europea sono riuniti da ieri a Brdo, in Slovenia, in un vertice informale dove potrebbe anche essere decisa una posizione comune sull'eventuale boicottaggio dei Giochi Olimpici.

 
  • 29/03/2008 13:01
    Achille CAROPRESO
    Trovo molto ambiguo e contraddittorio l'atteggiamento del Dalai Lama: sino ad ora altro non ha fatto che gettare - non so con quale speranza - inutilmente acqua sul fuoco, ed ora chiede disperatamente aiuto all' Occidente ed alla comunità internazionale. Ora afferma che con il governo cinese si può dialogare, ora minaccia incomprensibi ed assurde dimissioni (ma da cosa, è o no un capo spirituale?), ora disperatamente invoca il soccorso esterno: tale atteggiamento non giova, e crea confusione proprio in chi ama il popolo tibetano e lo vuole difendere dallo sterminio cinese. Il Dalai Lama si decida, ed una volta per tutte sia chiaro su ciò che chiede alla comunità internazionale. Achille Caropreso
  • 30/03/2008 00:10
    alchimista
    L'oligarchia cinese, a capo di uno stato che non rispetta alcuna regola, deve essere fermata. L'occidente intero deve mobilitarsi per questo, decretando l'embargo nei confronti di questo mostro. siamo vissuti benissimo per tanto tempo senza rapporti con la cina, tutti i paesi occidentali dovrebbero tornare a farlo.
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