Roma, 29 marzo 2008. - Il forte aumento del prezzo del petrolio che dal gennaio 2007 è stato del 93%, si ripercuote sull'aggiornamento delle condizioni economiche di riferimento dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas. Dopo l'eccezionale crescita delle quotazioni internazionali degli idrocarburi, infatti, nel secondo trimestre del 2008, le forniture tipo alle famiglie registrano un incremento del 4,1% per l'energia elettrica e del 4,2% per il gas.
Sull'aggiornamento ha influito anche la particolare situazione degli approvvigionamenti del nostro Paese e il mix delle fonti di produzione. «L'Italia - ha osservato il Presidente dell'Autorità Alessandro Ortis - dipende dall'estero per l'85% del suo fabbisogno energetico, un grado ben superiore alla media europea e il 60% dell'energia elettrica è prodotto con costosi idrocarburi, i cui prezzi sono fortemente influenzati dalle quotazioni internazionali. Da gennaio 2007 si registra un incremento del 93% del prezzo del barile con inevitabili ripercussioni sui prezzi dell'energia».
«È molto frustrante essere costretti a registrare aumenti ma, a parte le imposte, il 60% delle nostre bollette di luce e gas, è fortemente condizionato dal costo del petrolio: in queste condizioni -ha sottolineato Ortis- il caro-greggio travolge purtroppo anche i pur sensibili benefici della continua riduzione delle tariffe dei servizi infrastrutturali (ad es. trasporto e distribuzione) da noi amministrate, del contenimento degli oneri di sistema grazie ai provvedimenti adottati e dei primi vantaggi delle liberalizzazioni. Senza questi benefici, gli aumenti sarebbero stati superiori».
Da un lato, infatti, l'Autorità è riuscita a ridurre gli oneri di sistema a carico dei clienti finali, grazie ad un provvedimento che ha reso più aderenti ai costi reali gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate Cip 6.
L'intervento, confermato dal Consiglio di Stato dopo un lungo contenzioso, ha consentito di evitare un ulteriore aumento dell'1,5% delle bollette elettriche nel secondo trimestre 2008. In assenza di questo provvedimento, infatti, l'aumento dal 1 aprile sarebbe stato del 5,6%.
Inoltre, l'avvio del processo di liberalizzazione, con l'apertura del mercato ed una maggiore concorrenza, ha iniziato a produrre positivi risultati per il nostro Paese. Oltre a migliorare i livelli di sicurezza e qualità, ha portato infatti ad una riduzione del differenziale dei prezzi tra la Borsa elettrica italiana e quelli delle principali borse europee. Nonostante la forte esposizione ai prezzi petroliferi, infatti, rispetto al primo trimestre del 2007, nel primo trimestre di quest'anno, il differenziale rispetto a Francia, Germania, Spagna si è dimezzato, da 36,7 euro a 18,3 euro a MWh.
A marzo 2008 il prezzo del petrolio ha segnato un aumento medio del 93% in dollari rispetto al livello medio del gennaio 2007 e, nello stesso periodo un incremento del 61,5% in euro, nonostante il cambio particolarmente favorevole.
Nell'ultimo anno (primo trimestre 2008/primo trimestre 2007), il greggio è aumentato del 67% in dollari e del 48% in euro; negli ultimi tre mesi (marzo 2008/dicembre 2007), il barile è cresciuto del 14,2% in dollari e del 7,3% in euro; in particolare, in marzo, le quotazioni hanno raggiunto record storici, superando i 110 dollari al barile, con notevoli ripercussioni in tutti i paesi consumatori.
Il caro-petrolio aveva già fortemente condizionato l'aggiornamento delle condizioni di fornitura dal 1 gennaio 2008 (+3,8% per l'energia elettrica e +3,4% per il gas). Il 2007, invece, aveva registrato un solo incremento trimestrale, nell'ottobre scorso (energia elettrica +2,4%, gas +2,8%).
Infatti, a gennaio 2007 le condizioni economiche erano rimaste invariate per l'energia elettrica ed erano diminuite dello 0,6% per il gas; ad aprile, poi, c'era stata una riduzione sia per l'elettricità (-0,4%) che per il gas (-3,4%); a luglio era rimasto invariato il prezzo dell'elettricità e diminuito dell'1,6% quello del gas.
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