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SENATO

Il centrodestra sfiora il 50 per cento

La città decreta la crisi di tutti i partiti minori batosta per l’Udc, annientato il Partito socialista
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Milano, 15 aprile 2008 - Pdl-Lega in città due decimi di punto (49,8%) sotto la sfera del tuono (50%) che, ieri, ha incenerito a Milano e in provincia (50,9%), in Lombardia (55,8%) e nel Paese (46,8%) le velleità del Pd-Idv di strappare alle Politiche almeno un risultato vicino al pari per quanto riguardava i seggi al Senato. Trainato dal Carroccio, che, con l’11,3% (13,9% tra capoluogo e hinterland, 21,8% in regione), ha raddoppiato la percentuale ottenuta nella tornata del 2006, la coalizione tra Forza Italia, An e altre formazioni minori battezzata da Silvio Berlusconi il 18 novembre 2007 dal predellino di una Mercedes, s’è proiettata, infatti, al 38,4% (37% a Milano e Provincia, 34% in Lombardia). Uno score che permette al partitone del Cavaliere di conquistare la maggioranza relativa (il Pd s’è fermato al 33,2%, l’alleata Idv è volata al 4,5%) chiudendo la bocca a quanti, nel campo dello schieramento con candidato premier Walter Veltroni, ieri hanno trovato nella sconfitta patita la consolazione del 'Pd primo partito del Paese'.

 

Ma, considerando che, il 9 aprile 2006, Forza Italia aveva spuntato il 27,7% e An il 9,7%, l’identikit dell’autentico trionfatore in città, in Lombardia e in Italia delle Politiche 2008 somiglia terribilmente a Umberto Bossi. La Lega Nord dovrebbe, del resto, catapultare dalla Lombardia a Palazzo Chigi 13-14 senatori. E c’è da giurare che la pattuglia padana si dimostrerà, dal capolista Roberto Calderoli all’ultimo degli eletti, probabilmente Narciso Zini, una spina nel fianco del Pdl soprattutto sul tema del federalismo e del contenimento di tasse e gabelle. Il partitone di Silvio Berlusconi dovrebbe, invece, incassare qualche senatore in più rispetto ai 14 azzurri e ai cinque aennini eletti due anni fa ma solo in virtù del mancato raggiungimento del quorum (8%) fissato dal «Porcellum» da parte dell’Udc. Che, va sottolineato, con il 3,1% a Milano è andata peggio di tutte le altre cosiddette città metropolitane. Una sorte che, in qualche modo, accomuna l’Udc a La Destra. Nonostante la residenza meneghina e la coraggiosa campagna di Daniela Santanché, il partito, fondato da Francesco Storace con un mix tra duri e puri da sezione missina ed edonisti reaganiani da 'Billionaire', sulle sponde dei Navigli è andato maluccio (appena l’1,7 contro il 2% di media nazionale).

 

Peggio della Destra, non foss’altro perché partiva dal 10-11% espugnato alle Politiche del 2006 da Rifondazione comunista e Insieme per l’Unione (Pdci, Verdi eccetera), s’è comportata la Sinistra Arcobaleno, crollata al 4,8%. Un disastro, per altro annunciato dai Verdi di stanza in Lombardia, che azzera i sette senatori eletti due anni fa in Lombardia. E che, nel gioco dei resti, potrebbe permettere al Pdl di guadagnare qualche seggio in più ai danni del Pd.

 

Tutto il resto è noia o, meglio, cocente delusione. La sconfitta senza appello (percentuali sotto l’1%) appare, d’altra parte, il leit-motiv delle performance nelle quali si sono esibiti i movimenti minori in un arco compreso tra il Partito comunista dei lavoratori e Forza Nuova passando dal Pli e dai Grilli parlanti. E spiace che proprio a Milano, laboratorio politico d’Italia e roccaforte del riformismo, il Partito socialista abbia raggranellato appena lo 0,6% accelerando per il leader Enrico Boselli la fine della corsa. Le speranze di sopravvivenza parlamentare della riserva indiana socialista sembrano ora legate alle Europee del 2009. Sempre che Veltroni corregga per tempo l’errore di aver preferito al Ps i Radicali e l’Idv.

di Corrado Dragotto










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