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ELEZIONI 2008

Lombardia, il centrodestra
stravince nella sua roccaforte

Il commento del direttore dell’istituto di ricerca Coesis. Il Cavaliere sa parlare anche agli operai. Il Pd non ha fatto breccia

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Milano, 15 aprile 2008 - "I VINCITORI delle Politiche in Lombardia? Senza dubbio la Lega e Silvio Berlusconi, un leader capace di parlare alla pancia del Paese e del Nord. Aggiungerei Giulio Tremonti, l’uomo ponte tra le istanze del Carroccio e quelle dell’elettorato legato al Cavaliere". Alessandro Amadori, direttore dell’istituto di ricerca Coesis Research, commenta a caldo i risultati delle elezioni in Lombardia. E fa capire che già i sondaggi della vigilia parlavano di "un centrodestra trionfatore nel Lombardo-Veneto, un feudo che da quasi vent’anni è targato Bossi-Berlusconi".

 

Eppure il leader del Pd, Walter Veltroni, aveva puntato molto sulla rimonta del centrosinistra al Nord. Il Pd non ha fatto breccia nell’elettorato lombardo?
"No. Era comunque difficile che ci riuscisse. La strategia veltroniana di includere nel centrosinistra il ceto imprenditoriale era debole. Non ha pagato alle urne, ma può avere avuto qualche effetto positivo a livello di immagine: il centrosinistra ora non è più sinonimo di partito delle tasse".


Il divario elettorale tra centrodestra e centrosistra, però, in Lombardia resta ampio. Cosa non ha funzionato nella linea del Pd?
"Ho trovato un po’ azzardata la scelta di Veltroni di mettere insieme operai e imprenditori prestati alla politica".

Si riferisce a Colaninno e Calearo?
"Beh, sì. Matteo Colaninno è una brava persona e un bravo imprenditore, ma ha poco a che fare con la storia sociopolitica della sinistra. Il suo inserimento nella lista del Pd è stato troppo precipitoso, così come quello di Calearo, un imprenditore di idee più vicine alla destra che alla sinistra. Non bastava un colpo d’immagine per cancellare anni di investimento politico su Lombardia e Veneto da parte del centrodestra, di Bossi e di Berlusconi".

Lei parla di centrodestra, ma in queste elezioni si è presentato un nuovo partito, il Popolo della Libertà. Ha portato quel valore aggiunto promesso da Berlusconi?
"Mi sembra di sì. L’unione tra Forza Italia ed Alleanza Nazionale ha pagato in senso positivo. Anche se unire due partiti, a livello elettorale, di solito porta risultati negativi alle urne. Per valutare il risultato del Pdl al Nord, però, non si può prescidere da un altro elemento".

Quale?
"Il risultato della Lega. I sondaggi avevano previsto un buon risultato dei lumbard, che a urne chiuse però sembrano essere andati anche meglio. In Lombardia ormai sono tornati a essere un partito in doppia cifra".

La Lega ha rosicchiato voti anche al Pdl?
"Non all’ex elettorato di Forza Italia, che è legatissimo alla figura di Berlusconi. Credo invece che il Carroccio abbia cannibalizzato voti di An. E abbia conquistato consensi anche in altre aree politiche".

Ad esempio?
"Penso al voto di protesta, tipo quello legato al movimento di Beppe Grillo. Sì, perché la Lega è difficile da inquadrare nella classica dicotomia destra-sinistra, può pescare voti da una parte e dall’altra del tradizionale fronte politico. Insomma, il consenso al centrodestra è legato a vari fattori ma esprime istanze forti del Paese e del territorio del Nord. Per dirla alla Sarkozy, oggi (ieri, ndr) "il Paese ha parlato". E, aggiungerei io, anche la Lombardia ha parlato e ha espresso una chiara affermazione: vuole un Governo di centrodestra. A confermare questa istanza, peraltro, hanno contribuito anche dati di cronaca recente, come la vittoria dell’Expo 2015".

In che senso?
"L’Expo ha tonificato l’immagine del centrodestra e ha rafforzato la coalizione, soprattutto al Nord".

Di chi il merito, in particolare?
"Beh, la vittoria dell’Expo è stata vissuta dall’opinione pubblica come un’affermazione dovuta al lavoro di Letizia Moratti, il sindaco della città italiana più importante governata dal centrodestra".

L’Expo ha aiutato Pdl e Lega a conquistare il Governo del Paese, dunque. Ma, a livello di consensi, gioverà anche alla Moratti?
"Non c’è dubbio. Rispetto a qualche mese fa gli indicatori di consenso riferiti al sindaco segnano risultati certamente più positivi".

Intende dire che prima del trionfo dell’Expo la Moratti non aveva ancora convinto pienamente i milanesi?
"Mettiamola così: se prima il sindaco di Milano era ancora in un’area grigia di percezione da parte dei suoi concittadini, con l’Expo la Moratti ha legato la sua figura a un progetto, per giunta vincente. L’Expo è il "suo" progetto e di questo si sono avvantaggiati alle Politiche i partiti del centrodestra".

di MASSIMILIANO MINGOIA










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