Milano, 24 aprile 2008 - Non è chirurgo estetico, non è medico, ma è un guru del botulino 'al vertice' del mercato della giovinezza attraverso quei farmaci illegali in Italia che vanno sotto il nome di Botox e Dysport: così lo colloca il giudice Micaela Curami analizzando le carte del pubblico ministero Elisa Moretti e della Guardia di finanza. "Elio Oldrini gestisce personalmente l’attività illecita all’interno dell’Istituto Mesoterapico impartendo ordini precisi agli altri membri e a tutto il personale, medici compresi, in merito all’attività illecita, all’utilizzo dei farmaci clandestini, alle modalità di somministrazione e al loro occultamento per sottrarli a eventuali controlli". E’ Oldrini, il non medico già passato per altre denunce che non hanno fermato la sua corsa verso una fittizia giovinezza di centinaia di pazienti più o meno famosi, a gestire "i contatti coi fornitori, l’acquisto, la somministrazione ai pazienti in prima persona". A Milano, in viale Bianca Maria 24, a Roma in albergo in via Veneto o alla clinica Artemisia, a Catania. "Trattementi di medicina estetica, per lo più iniezioni e prescrizioni di farmaci ai pazienti, in assenza dell’abilitazione ed eludendo le più elementari norme igienico-sanitarie".
Di ciò Oldrini oggi, a qurantotto ore dalla misura cautelare che lo ha messo agli arresti in casa, deve rispondere nell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Curami. Lui è il maitre, Matteo Andreoli, (unico medico e direttore snaitario del centro anch’egli ai domiciliari) è 'l'organizzatore del lavoro', i due tuttofare (un peruviano e un ecuadoriano) sono i custodi del botulino ad alto tasso di concentrazione che in Italia è previsto solo per gravi patologie ed è somministrabile esclusivamente in ospedale.
Ma l’indagine in corso da più di un anno non deve aver cambiato la filosofia di vita e di lavoro del maitre e del suo principale complice. Tre case sparse per il mondo dove non nasconde potrebbe riparare alla più brutta, a interrogatori dei pazienti in corso (alcuni di loro sono indagati per favoreggiamento), con la Guardia di finanza nell’Istituto Mesoterapico, il guru del botulino discettava col suo complice su una sorta di assurda persecuzione. "A Bruxelles è normale, a Londra è normale, in Grecia è normale... cioè c’è un accanimento incredibile proprio...". Quell’accanimento che irrita i due uomini tanto da far dire ad Andreoli: "Basta Elio... noi ci difenderemo come dobbiamo con le nostre cose... e continueremo a lavorare...".
E per "continuare a lavorare", innanzitutto, bisogna contattare quelle pazienti compiacenti "invitandole a mentire agli investigatori e a dire che i trattamenti cui lui le aveva sottoposte consistevano soltanto nell’applicazione di creme da viso per uso topico" scrive il giudice. In una telefonata a una cliente "con un linguaggio in codice e un tono allusivo, cerca di farle caprie che dovrà dichiarare che lui durante i trattamenti estetici somministrava solo creme, mentre le infiltrazioni erano effettuate esclusivamente da Andreoli". E a chi chiamava, nel bel mezzo dell’inchiesta, e chiedeva di fare trattamenti solo con Oldrini, lui per prudenza accampava delle scuse: che era stato investito da una moto e aveva un problema a un braccio, "ma si tratta di un problema momentaneo". Rassicurava così le vip come le casalinghe disperate per le quali la defaillance del guru della giovinezza era un serio problema: "Ma io dove vado a fare il botulino senza di lei... sono morta...".
di Marinella Rossi
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