La Camera ha approvato la fiducia al Governo Berlusconi IV. I sì sono stati 335, i no 275. L'assemblea di Montecitorio ha accolto l'approvazione con un applauso partito dalla maggioranza
Roma, 14 maggio 2008 - Il governo Berlusconi IV ha ottenuto la fiducia dall'aula della Camera. I sì sono stati 335, i no 275, un astenuto. La maggioranza richiesta era di 306. Il governo adesso dovrà ottenere la fiducia anche al Senato.
VELTRONI
Da Pd, Idv e Udc arrivano tre 'no' alla fiducia al governo Berlusconi. Ma l'opposizione in Parlamento, garantiscono uno dopo l'altro Veltroni, Casini e, seppur con qualche distinguo Di Pietro, non sarà pregiudiziale o muscolare, ma nel merito e costruttiva.
Silvio Berlusconi incassa la fiducia al suo quarto governo, ma soprattutto incassa la diposnibilità del Pd al dialogo e al confronto, anche se, sottolinea Walter Veltroni nel suo intervento in aula, "rischia di essere troppo facile quando si è all'opposizione o in campagna elettorale usare toni esasperati e poi, quando si è al governo, usare parole tolleranti e di dialogo. Ma io prendo per buone le sue parole e le assicuro che da parte nostra conoscerà un'opposizione seria, forte e responsabile, che avanzerà proposte e si opporrà quando non è d'accordo".
Veltroni indica nelle riforme e nel servizio pubblico televisivo "il primo banco di prova" per verificare l'effettiva disponibilità al dialogo tra maggioranza e opposizione, e avverte Berlusconi: "Non pensate di avere il Paese in mano, come qualcuno ha detto. Questo governo ha una maggioranza parlamentare forte. Certo, conta la maggioranza parlamentare, ma conta molto di più la forza politica di un disegno alto di cambiamento politico che non ho trovato nel suo discorso di ieri".
Dunque, conclude il leader del Pd, "noi voteremo contro la fiducia al suo governo ma convergeremo su ogni scelta che vada nella direzione giusta. L'opposizione la si fa pensando agli interessi del paese, la si fa non per mostrare i muscoli ma mostrando intelligenza e senso di responsabilità".
Molto più duro l'intervento di Antonio Di Pietro, più volte costretto a fermarsi perchè interrotto dai deputati del Pdl: "Noi dell'Italia dei Valori non abbocchiamo, non intendiamo cadere nella tela del ragno che lei sta cercando di costruire con le pacche sulle spalle, perchè noi abbiamo memoria e non intendiamo perderla".
L'ex pm definisce "furbo" il discorso di Berlusconi, fatto "per imbavagliare l'opposizione. Ma noi non cadremo nel trabocchetto". Di Pietro garantisce che l'Idv non farà "l'opposizione morbida e di governo come lei vorrebbe, e non la faranno neanche gli amici del Pd perchè una cosa è ascoltarla e una cosa è venirle appresso". L'idv farà invece un'opposizione "decisa, senza compromessi eppure costruttiva: qualora vi dovessero essere provvedimenti nell'interesse dei cittadini noi li voteremo".
Infine, Casini riconosce che "è difficile dissentire dalle linee programmatiche" esposte dal premier e spiega che se "il vostro compito è non deludere gli italiani, il nostro è aiutarvi a non deluderli". Per questo, "faremo una opposizione repubblicana, leali verso la Repubblica e valuteremo il governo sulla base dei contenuti".
DI PIETRO
Una, due, tre volte. I deputati della Pdl interrompono Antonio Di Pietro nel suo intervento in dichiarazione di voto alla Camera. Il Presidente, Gianfranco Fini, li riprende, "lasciate parlare, lasciatelo proseguire".
Ma alla terza volta, quando lo stesso Di Pietro e Silvana Mura invocano l'intervento, Fini risponde: "Onorevole Di Pietro, lei sa bene che è abbastanza naturale, seppur nei limiti" che ci siano interruzioni o brusii di protesta. Anche se, aggiunge "dipende anche da cosa si dice". Di Pietro osserva, "ha ragione".
"Fermo restando - continua Fini - che ho già invitato la parte destra dell'emiciclo a non interromperlo".
DI PIETRO CONTRO: IDV NON CADE IN TELA RAGNO
"Noi non abbocchiamo, non intendiamo cadere nella tela di ragno che lei tenta di costruire, con pacche sulle spalle, 'volemose bene' e 'se po 'ffa. Lo dica agli altri non a noi, che abbiamo memoria e non vogliamo perderla". E' Antonio Di Pietro a rompere 'l'idillio' e i toni concilianti tra Pdl e Pd dopo l'apertura di Silvio Berlusconi all'opposizione. Nel suo intervento in Aula in dichiarazione di voto, Di Pietro ha sottolineato: "Conosciamo la sua storia personale e politica".
"Il presidente del Consiglio ha fatto un discorso furbo per imbavagliare l'opposizione, ma non non abboccheremo". Antonio Di Pietro, durante la dichiarazione di voto a Montecitorio sulla fiducia al Governo, attacca Silvio Berlusconi che ieri ha aperto al dialogo con l'opposizione.
Il leader di Italia dei valori non crede ai toni concilianti del premier e anzi nel suo intervento in Aula ripercorre tutte quelle che, a suo avviso, sono le "colpe" del Cavaliere: "Conosciamo bene la storia dei suoi dipendenti e sodali portati in Parlamento per ripagarne l'omertà, conosciamo bene le sue bugie e la capacità di distorcere la verità dei fatti, conosciamo bene la sua tela sul controllo dell'informazione e il suo sistema di disinformazione messo in piedi per far credere che la colpa dei mali dell'Italia non sia di chi li ha commessi ma di chi li ha scoperti".
Di Pietro parla anche del "povero Prodi" che ha dovuto "far quadrare i conti" dopoché Berlusconi aveva "truccato le carte e pagandone le conseguenze". L'ex Pm non crede neanche al ringraziamento fatto ieri dal premier ai giudici: "E' un falso storico. Lei odia i giudici che fanno il loro dovere perché vuole una giustizia forte con i deboli e debole con i forti e quando le serve fa le leggi ad personam". Quindi non manca un passaggio sul conflitto di interessi: "Non ci ha detto come intende risolverlo perché non vuole fare nulla. Ha disegnato un Paese di sogni e balocchi con un esercizio di equilibrismo, ha fatto un discorso furbo per imbavagliare l'opposizione ma noi non abboccheremo. Lei - dice ancora Di Pietro rivolgendosi a Berlusconi - vuole un dialogo con una voce sola: la sua e chi non la pensa come lei è un disturbatore".
Gli strali del leader di Idv si rivolgono poi ai "falsificatori di bilanci a lei vicini ancora liberi", all'evasione fiscale e infine riguardo al Pd aggiunge: "Ha teso la mano all'opposizione perché pensa, ammiccando, di ingraziarsela, ma io non credo che il Pd cadrà nel trabocchetto, né ci cadremo noi di Idv. Lei vuole un opposizione 'di governo' ma noi non la faremo così e non la faranno nemmeno gli amici del Pd, una cosa è ascoltarla, altro è venirle appresso. Da oggi ci sarà un'opposizione forte, decisa e senza compromessi che avrà il coraggio e il dovere di votare i provvedimenti nell'interesse dei cittadini ma noi crediamo che lei fa politica solo per i suoi interessi personali e giudiziari".
BERLUSCONI: "UN GOVERNO COSTRUTTIVO"
Il governo "raccoglie la sfida al dialogo per le riforme" che saranno "il primo tema di confronto" tra maggioranza e opposizione: e anche se su diverse questioni le distanze saranno "inevitabili", questo non sarà l'unico tema su cui una convergenza è possibile.
Silvio Berlusconi torna in aula alla Camera il giorno dopo il suo discorso programmatico, parla per undici minuti ricevendo cinque applausi, tutti della maggioranza, e ribadisce la volontà di un confronto con il Pd. E nell'attesa di incassare la fiducia di Montecitorio nel pomeriggio, chiude ironizzando sullo slogan di Veltroni in campagna elettorale: "dico pacatamente e serenamente - dice facendo il verso al Veltroni imitato da Crozza - che 'se po' ffa'".
Il confronto, chiarisce dunque Berlusconi, non si deve limitare alla sola architettura istituzionale o alle revisione della Costituzione, ma a tanti altri temi su cui una convergenza è possibile nell'interesse del paese: dalla vicenda dei rifiuti a Napoli "la cui soluzione non è nè di destra nè di sinistra, ma solo un atto doveroso di decenza civile", al fisco, alla crescita economica. Stesso discorso vale per la sicurezza, visto che non solo molti sindaci di sinistra "condividono le nostre misure", ma nel pacchetto che il governo si appresta a varare ci sono molti dei provvedimenti che già Veltroni aveva chiesto e che in parte l'ex ministro Amato aveva stabilito.
Il premier poi fissa alcuni paletti su cui le divergenze "inevitabilmente" ci saranno. Il Ponte sullo Stretto di Messina, per esempio, che "noi vogliamo realizzare e voi non ritenete indispensabile, anche se la vigilanza contro le infiltrazioni della malavita organizzata è un problema comune che possiamo esaminare e assolvere di concerto".
Berlusconi lambisce poi il tema della globalizzazione, e sposa in pieno la 'linea Tremontì, sottolineando che i costi della globalizzazione, dice, sono "eccessivi e sono pagati prevalentemente dai lavoratori a reddito fisso e dalla classe media: "Non siamo più tributari esclusivamente della rivoluzione liberista degli anni '80 - spiega - e ci facciamo carico di interessi popolari diffusi che un mercato mal regolato può offendere e ferire".
Il premier infine, sottolinea che non ci sarà nessuna "controriforma" rispetto alle leggi varate dal governo precedente, nemmeno sul tema delle pensioni. "È vero che i due anni di Governo di Prodi hanno generato una insofferenza diffusa - premette - ma noi non siamo caduti nell'errore di promettere lo smantellamento sistematico e pregiudiziale delle leggi della passata maggioranza a partire dalla costosa controriforma della nostra riforma delle pensioni, che avete realizzato contro il nostro parere. Non lo abbiamo fatto - conclude - e non lo faremo".
'Parità' tra Lega e An con 4 ministri. E l'età media si abbassa a 50 anni. I titolari di dicastero sono 21: 12 con portafoglio e 9 senza, solo quattro le donne, 13 le new entry. Oggi il giuramento, martedì e mercoledì la fiducia