Il bimbo, partorito a dicembre al Niguarda, è stato ceduto da una giovane prostituta rom a un'altra giovane nomade che chiedeva l’elemosina in strada. Blitz della squadra mobile a Bisceglie e in provincia di Pavia
Milano, 15 maggio 2008 - Cinquecento euro, il prezzo di un neonato. A tanto una giovane prostituta rom, d’accordo con il suo protettore, si è venduta un figlio partorito lo scorso dicembre all’ospedale Niguarda. A comprarlo e a registrarlo regolarmente all’anagrafe, grazie a un documento falso, sono stati un’altra giovane nomade, che chiede l’elemosina in strada, e il suo compagno. Non è stato ancora possibile accertare cosa avrebbero fatto del bambino, ma pensare per lui un futuro di sfruttamento e di percosse non è lontano dal vero.
Per fortuna questo neonato, che ora ha cinque mesi, a rubare non ci andrà mai. È stato messo al sicuro in una comunità protetta. In galera, invece, sono finiti sia i veri che i falsi genitori. La madre naturale, Narcisa Nicolae, 20 anni; il suo protettore e cugino, Leonard Nicolae, 24 anni, detto Darius; la madre e il padre 'adottivi', Ion Lucan, 32 anni e Mariana Bradu Lucan, 38 anni. Per tutti e quattro l’ipotesi di reato è alterazione dello stato civile di un bambino, per il quale rischiano fino 15 anni di carcere. "Una storia sordida, delle peggiori", la definisce Francesco Messina, capo della squadra mobile. Che nasce da una costola di un’altra inchiesta contro lo sfruttamento dei bambini, condotta dagli agenti della 4° sezione diretta da Alessandra Simone.
L’operazione Stabor, che a novembre liberò 36 bambini rom dal campo lager di Cascina Baraggiate e mandò in galera 25 sfruttatori romeni. Interrogando e sentendo persone, qualcuno comincia a parlare di una ragazza rom e di un bambino venduto. La ragazza è Narcisa Nicolae, una 20enne che si prostituisce a Bollate e che all’epoca dei fatti vive nel campo nomadi della Bovisasca. Nel 2006 era stata anche accompagnata alla frontiera perchè clandestina, ma in qualche modo era riuscita a tornare a Milano dove, dopo lo sgombero del campo della Bovisasca, si era spostata in quello di Bisceglie.
E qui la sua attività di prostituta continua. A farle da protettore è il cugino Leonard, detto Darius, 24 anni, con precedenti per occupazioni abusive. A un certo punto, all’inizio del 2007, Narcisa resta incinta di un cliente. Il primo impulso è quello di abortire, ma poi al cugino-protettore viene un’idea migliore: vendere il bambino. C’è anche pronto il compratore: una coppia di rom che vive nel Pavese. Lei chiede l’elemosina agli angoli delle strade e in metropolitana, lui lavora come operaio in un inceneritore. L’accordo economico si trova subito: 500 euro. E si trova anche l’inghippo per far apparire tutto regolare. La giovane partoriente si presenta a dicembre al reparto di ostetricia del Niguarda come Mariana Bradu Lucan, la donna che comprerà il bambino.
A provarlo è una carta d’identità falsa che in ospedale passa come regolare. Così, compiuti i giorni del parto, a ritirare il neonato si presenta Ion Lucan, il vero marito di Mariana, il quale poi andrà all’anagrafe di Milano a registrare il bambino senza che nessuno trovi nulla di ridire. E d’altra parte c’è una carta d’identità a provare la regolarità dell’atto. Il neonato venduto dalla madre finisce così a vivere insieme ai falsi genitori a Olevano di Lomellina, un paesino vicino a Mortara di Pavia. Abitano tutti e tre in casa di un fratello della madre 'adottiva', che continua regolarmente a chiedere elemosine all’angolo delle strade. E qui gli agenti della 4° sezione della squadra mobile sono venuti a liberarlo ieri mattina, arrestando contemporaneamente i genitori che lo avevano comprato e quelli che lo avevano venduto.
di Marco Ruggiero
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