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L'ANTIPERSONAGGIO

Un infaticabile giramondo
con la passione per l’arte

Andrea Amadesi, 64 anni è l'inventore del Miart. Si descrive così: "Leggo molto per sapere di più, viaggio per conoscere, mi piace l'arte perché posso capire come gli altri vedono le cose. La mia educazione all'inglese non mi ha reso invadente"

 

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Andrea Amadesi Milano, 11 giugno 2008 - Toscano, ma cresciuto in Sudafrica dove suo padre aveva delle fabbriche tessili, Andrea Amadesi, ha girato il mondo. Dopo aver studiato a Londra è venuto a Milano per laurearsi alla Bocconi, ma poi ha lavorato per anni a Parigi. Ora vive a Milano dove è managing director di AEW Europe, società che si occupa di compravendita immobiliare, ma la sua passione è l’arte. È stato lui a ideare, con Massimo Negri nel 1994, Miart. Un buon investimento, perché quattro anni fa hanno venduto il marchio alla Fiera, ma per due appassionati d’arte è stato soprattutto un grande divertimento. "Mio nonno, di Firenze, era un classico collezionista di antiquariato e di archeologia. Per lui tutto ciò che era stato fatto dopo il Seicento era moderno. Fu lui a trasmettermi questa passione, ma il mio gusto si è formato qui a Milano mentre frequentavo l’università e poi a Parigi, durante le mie lunghe passeggiate per gallerie mi sono avvicinato all’arte orientale". Ricorda ancora i suoi primi aquisti: "Delle stampe giapponesi. Un tempo facevo più di cinque acquisti all’anno. Oggetti grandi e piccoli, cose che vivono benissimo insieme in casa".

 

"Ho sviluppato il mio interesse per l’antiquariato un po’ per caso. Sono diventato un collezionista indiscriminato, con la passione per le cose orientali. Con l’amico Massimo Negri, era il 1994, abbiamo cercato di fare qualcosa per l’arte contemporanea, in quegli anni non c’era una fiera per l’arte contemporanea. Fondammo il Miart. Il primo anno fu a Novegro, poi una volta cresciuta la manifestazione passò in Fiera ed è stata nostra fino a quattro anni fa quando la Fiera ci ha comprato il marchio".

 

È stato un buon investimento?

"Lo è stato di sicuro, considerato che eravamo partiti da zero. Ma soprattutto è stato un grandissimo divertimento. Tranne il primo anno che fu molto faticoso perché non avevamo mai fatto una cosa simile. Capimmo da soli un sacco di cose. Ricordo la prima volta che, appena arrivati i pannelli, li appoggiammo all’esterno. Il giorno dopo erano tutti inarcati. E se il supporto è deformato il quadro sta storto".

 

Cosa consiglia a chi vuole iniziare a collezionare arte?

"Le fiere sono una grande opportunità. Se uno vuole sapere cosa c’è sul mercato deve seguire le quattro principali fiere in Italia e Europa: Basilea, Parigi, Londra, Milano o Bologna. Poi ci sono le aste e le gallerie. Io ho molti amici tra i galleristi importanti. Giovani che si dedicano ai giovani. Tutti un po’ pazzi se si pensa che hanno deciso di dedicare la loro vita all’arte. Le fiere, da questo punto di vista danno il vantaggio di entrare in contatto con tanti galleristi, tocchi l’opera d’arte, ma la fiera non c’è sempre. Allora ho pensato a una fiera virtuale, le gallerie espongono le loro cose e ci sono novità ogni giorno. È nato così www.artfairs.it, il portale che permette di visitare le gallerie più prestigiose, visionare le opere esposte nei loro stand virtuali ed essere così sempre aggiornato sugli artisti contemporanei, le inaugurazioni, gli eventi nazionali ed internazionali e sul mercato dell'arte".

 

Torniamo a parlare della sua collezione, qual è stato il suo peggiore affare?

"Ne faccio tantissimi. È una lotta continua contro me stesso. Ma spesso mi dico di no. Da quando mi sono sposato i miei acquisti sono diminuiti. C’è l’occhio vigile di mia moglie, Livia, a far sì che non compri più di quello che, comunque, non sapremmo più dove mettere".

 

Il pezzo che più le piace?

"In ufficio ho portato due pagaie che vengono dall’Indonesia e che risalgono alla fine del Settecento. Distraggono le persone che vengono a trovarmi".

 

E lo trova utile?

"A parte la battuta sì. A tutti interessa l’arte. È un modo per mettersi in contatto con la gente. L’arte contemporanea è diventata una materia di discussione giornalistica ma non solo. Parlando con le persone di arte puoi scoprire che qualcuno ha ereditato un quadro, che un altro ha visto una mostra... è una passione che secondo me quasi tutti hanno. Nessuno è indifferente".

 

Cosa la diverte più di ogni altra cosa nell’arte?

"Il bello dell’arte contemporanea è che comprare opere di giovani artisti vuol dire seguirli nella loro crescita. È bello vedere come cambia l’espressione e il modo di fare. Creano un’altra visione della realtà. Da un anno all’altro fanno salti enormi, altri spariscono, è anche una questione di eventi della vita. Ma a volte qualcuno ritorna. Ho un bellissimo quadro di un tedesco che si è sposato ha avuto due bambini e dopo una pausa ora sta tornando a dipingere".

 

Si tiene sempre informato su cosa fanno gli autori delle opere che ha acquistato?

"Sì, perché se vuoi sapere il valore di quello che hai acquistato il modo migliore è mantenere i contatti con la galleria che te l’ha venduto".

di Domitilla Ferrari










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