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La moglie ha ancora paura a uscire di casa

Amarezza e preoccupazione per una vittima dei rapinatori Brunelli: «È una porcheria»

di ITALIA BRONTESI
— BRESCIA —
«È UNA PORCHERIA». Fausto Brunelli, 60 anni, una delle vittime, commenta così, pieno di amarezza, la notizia che la banda delle rapi...
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2008-05-06
di ITALIA BRONTESI
— BRESCIA —
«È UNA PORCHERIA». Fausto Brunelli, 60 anni, una delle vittime, commenta così, pieno di amarezza, la notizia che la banda delle rapine in villa è tornata in libertà per «decorrenza dei termini». Cinque stranieri (quattro kosovari e un romeno), età tra i 23 e i 36 anni, responsabili di almeno quattro rapine in provincia di Brescia e di Bergamo, erano stati arrestati un anno fa dai carabinieri della compagnia di Chiari. Ma in un anno la Procura di Brescia non ha chiuso le indagini con le richieste di rinvio a giudizio e non ha neppure chiesto una proroga delle indagini. I termini di carcerazione sono scaduti e, salvo uno che aveva già patteggiato la pena, per quattro dei cinque rapinatori si sono aperte le porte del carcere.

FAUSTO BRUNELLI, insieme alla moglie Lina Castellini, era stato aggredito a Lonato mentre tornava a casa dopo avere chiuso il suo bar. Era la sera del 30 aprile del 2007. I Brunelli non si erano accorti di essere seguiti mentre, lui alla guida di un furgone, lei di una Lancia Y, percorrevano il tratto di strada lungo circa cinquecento metri tra il bar e l’abitazione. A casa se li erano trovati davanti armati di pistola e coltello, il volto mascherato. Uno era salito sulla Lancia y di Lina Castellini e minacciandola con un coltello l’aveva tenuta in ostaggio per mezz’ora mentre gli altri costringevano il marito ad aprire il cancello e la porta. Lina Castellini, 57 anni, quando aveva visto quegli uomini armati e mascherati si era sentita male, aveva avuto un attacco di cuore ed era stata ricoverata in ospedale. «Non sta ancora bene - dice il marito angosciato per la salute della moglie - ha paura a uscire da sola. Non vorrei dirle che sono usciti dal carcere, chissà quando lo saprà...».

POI I BANDITI erano scappati in direzione dell’autostrada A4, con un bottino di circa 8 mila euro, alcuni dollari americani e gioielli. I carabinieri da giorni controllavano le maggiori vie di fuga e i caselli autostradali. Quando era scattato l’allarme della rapina a Lonato, all’1.30 del mattino a Rovato gli uomini del capitano Amadei avevano intercettato l’auto con a bordo tre rapinatori.

UNO INDOSSAVA un «pinocchietto», i pantaloni corti, modello e colore erano quelli che aveva descritto la vittima.La banda aveva imperversato nel Bresciano e nella Bergamasca mettendo a segno rapine in villa e terrorizzando le vittime. Aveva colpito a Coccaglio la notte del 25 aprile di un anno fa, due giorni dopo a Credaro e il 29 aprile a Cologno al Serio, comuni della Bergamasca, tra il 30 aprile e il 1 maggio ancora in provincia di Brescia, a Lonato.

UNA VOLTA in carcere il gruppo era stato raggiunto da altri due kosovari, due cugini, muratori, di 29 e 36 anni. Un lavoro, quello dei carabinieri, concluso con un grosso successo, che aveva meritato il plauso del prefetto e del procuratore capo. Ma la Procura non ha chiuso in tempo l’inchiesta e quattro autori delle rapine in villa sono tornati liberi.
 









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