Giudica inammissibile laccaduto e si dice rammaricato
Il procuratore Tarquini «Ora voglio chiarezza»
di ITALIA BRONTESI
BRESCIA
HANNO lobbligo di dimora nel comune dove risiedono e di presentarsi a firmare ogni giorno dai carabinieri. Lo ha disposto il gip Luciano Ambrosoli...
2008-05-07
di ITALIA BRONTESI
BRESCIA
HANNO lobbligo di dimora nel comune dove risiedono e di presentarsi a firmare ogni giorno dai carabinieri. Lo ha disposto il gip Luciano Ambrosoli nei confronti dei quattro immigrati dellest, tre kosovari e un romeno, arrestati un anno fa dai carabinieri come autori di almeno quattro rapine in villa, usciti dal carcere per decorrenza dei termini. Il pm Federica Ormanni, il magistrato titolare dellinchiesta, a un anno dagli arresti non ha chiesto il rinvio a giudizio nè una proroga delle indagini e per i quattro, tra il 25 aprile e il 2 maggio, si sono aperte le porte del carcere. I carabinieri li tengono docchio, ma uno di loro appena tornato libero ha fatto perdere le sue tracce ed è ricercato. Se sarà preso tornerà dietro le sbarre. Erano stati arrestati in cinque dai carabinieri della Compagnia di Chiari un anno fa. Uno dei cinque, un kosovaro, a indagini ancora in corso aveva patteggiato una pena a tre anni e mezzo e dopo sei mesi di carcere è stato assegnato a una casa di accoglienza gestita dalle suore e lavora. I carabinieri li avevano presi dopo lultimo colpo a Lonato. Era la notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2007 e i banditi avevano preso di mira Fausto Brunelli, 60 anni e la moglie Lina Castellini, 57, titolari di un bar nel paese. Li avevano seguiti in auto mentre rincasavano e poi li avevano aggrediti davanti al cancello della villa. «Auguro a quel magistrato, chiunque sia, che sua moglie o suo marito sia tenuto per tre quarti dora in un campo con il coltello alla gola, come è successo a mia moglie. E dopo dirà cosa ne pensa». Fausto Brunelli è sconvolto dalla notizia che i rapinatori che tennero sequestrata sua moglie con la minaccia di un coltello e costrinsero lui ad aprire la porta di casa siano tornati in circolazione. «Avevo fiducia nella giustizia, ma adesso ho dei dubbi. È uno schifo quello che è successo. Mia moglie rimase per 40 minuti in un prato a cento metri da casa nostra con i rapinatori che la tenevano in ostaggio minacciandola con un coltello alla gola. Nel frattempo io, sotto la minaccia di una pistola, in casa ho dovuto consegnare a loro denaro e gioielli. Lina dopo quella vicenda, ebbe prima un infarto e poi una ricaduta. Ora che sono usciti dal carcere viviamo nel terrore».
«QUELLO che è successo è inammissibile. C'è stato un anno di tempo, i processi a carico di detenuti vanno celebrati nel più breve tempo possibile». Così il procuratore capo di Brescia Giancarlo Tarquini che si dice «rammaricato e addolorato», ha commentato la scarcerazione. «Ho inoltrato immediatamente una nota al pm competente e alla Procura generale per avere chiarimenti».