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Il radicamento sul territorio motivo di scelta

Sorprese nell’analisi del voto Premiate età e conoscenza

di MAGDA BIGLIA
— BRESCIA —
DUE NUOVE categorie sono emerse nell'approccio alle recenti votazioni amministrative, per molti versi differenti dalle precedenti. Sono l'età e il rad...
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2008-05-09
di MAGDA BIGLIA
— BRESCIA —
DUE NUOVE categorie sono emerse nell'approccio alle recenti votazioni amministrative, per molti versi differenti dalle precedenti. Sono l'età e il radicamento territoriale. L'election day ha agito da traino chiamando alle urne i giovani dai 25 ai 40 anni, tradizionalmente i più dediti all'astensionismo nelle consultazioni comunali; ne è venuta fuori una classe dirigente giovane, con un sindaco di 46 anni, Adriano Paroli, un vice di 31, Fabio Rolfi, una presidente del consiglio di 36, Simona Bordonali. Naturalmente i numeri crudi non spiegano la relazione ma offrono elementi per le considerazioni. Come la seconda: sono sei, su nove, i presidenti di circoscrizione approdati in Loggia, e con loro parecchi consiglieri circoscrizionali di una parte e dell'altra. A dimostrare come la presenza tra la gente, la vicinanza ai reali «bisogni» diventino criterio preferenziale, più dell'appartenenza politica. Sono questi alcuni elementi scaturiti da una prima analisi sui risultati del 13-14 aprile effettuata dall'Ufficio statistica del Comune, presentata ieri dal curatore Marco Trentini e commentata da Rolfi il quale ha voluto rimarcare la voglia di rinnovamento che viene fuori da tutte le rilevazioni, «come la percentuale dei votanti che rinnova numeri di quindici anni fa o come la distribuzione in tutto il tessuto urbano della vittoria del centro destra, anche in quartieri tradizionalmente 'rossi'». Solo in dieci sezioni il candidato di centro sinistra Emilio Del Bono ha avuto la meglio ma Paroli, dove ha preso di meno, ha preso comunque il 45%. I tre principali candidati sindaco, ma anche gli altri quasi tutti, sono piaciuti perché hanno catturato più voti della loro coalizione o formazione. Chi ne ha catturati di più, in proporzione, è stata Laura Castelletti, con il 21% in più rispetto ai socialisti; e questo forse qualche riflessione dovrebbe suscitare nella casa del centrosinistra.

IL DATO però fa anche capire che non si è lesinata la pratica del voto disgiunto. Nelle due liste più votate, Pdl e Pd, un elettore su tre ha scritto un nome accanto; in tanti hanno superato le 200 indicazioni, quello più votato ha ricevuto il 7% delle preferenze. Invece nella Lega Nord, caratterizzata dal voto di opinione, solo un elettore su sei ha scritto un nome e il più votato, Rolfi, ha intascato il 40% delle preferenze. È stata una tornata davvero nuova, su cui l'ufficio indagherà ancora. Prima novità la vittoria di Paroli al primo turno, mai avvenuta. Il corpo degli aventi diritto sul totale della popolazione è calato, dall'85% pre anni Novanta all'attuale 75%.
 









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