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«Sulla strada non hai una second life» è la campagna nelle scuole

Sicurezza in auto: studenti a lezione Per salvare se stessi e anche gli altri

di MARIO PARI
— MANERBIO —
NON VOLAVA una mosca mentre ieri quei graffiti, ancora una volta, incidevano l'anima. Come, del resto, era già successo alcuni anni fa quando l'infer...
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2008-05-10
di MARIO PARI
— MANERBIO —
NON VOLAVA una mosca mentre ieri quei graffiti, ancora una volta, incidevano l'anima. Come, del resto, era già successo alcuni anni fa quando l'infermiera Angela Giò Ferrari si è trovata di fronte alle parole lasciate sui muri dell'Ospedale Civile, reparto di rianimazione, da chi stava aspettando di sapere se avrebbe riabbracciato il proprio caro o se l'avrebbe perso per sempre. L'infermiera, ora scrittrice e giornalista, ha riportato le fotografie e i testi di quelle parole equamente ripartite tra dolore e speranza in "Graffiti del'anima", pubblicato alcuni anni fa "Vannini Editrice". E il libro è diventato una vera e propria bomba comunicativa in grado di far breccia in tutti i cuori di chi lo sfoglia o ne sente leggere il contenuto. Ieri è toccato agli studenti delle classi V delle scuole superiori di Manerbio che hanno aderito a "Sulla strada non hai una second life". A organizzare l’iniziativa le polizie locali di Manerbio, in testa il comandante Gabriele Mighela, e di Cremona, da anni molto attive sul fronte della sensibilizzazione degli studenti verso il problema della sicurezza stradale. È stata "mattinata piena" quella trascorsa in religioso silenzio e con l'attenzione che solo a una vera e propria "lezione di vita" si può riservare. Al termine, non è stato lasciato volutamente tempo per le domande. «I ragazzi - ha spiegato il comandante Mighela - sono tornati alle loro case dopo essere stati toccati nel profondo degli animi. Abbiamo voluto che le emozioni e le riflessioni scaturite rimanessero al loro interno per essere metabolizzate maggiormente». E la mattinata avrà un seguito. "Graffiti dell'anima" verrà spedito in ogni casa. Non verrà spedito ai ragazzi il libro, il nome del destinatario, sul pacco sarà quello dei genitori, per raggiungere tutti gli obbiettivi, nessuno escluso. «È quella che io chiamo - spiega Giò Ferrari - educazione stradale emotiva, perché fa leva appunto su quelli che non sono aspetti razionali».

SULLA COPERTINA del volume i graffiti s'intrecciano, sovrappongono, ma si legge benissimo, per esempio: «È già il quinto giorno che dormi, mi sembra che potrebbe anche bastare, non credi? Apri gli occhi e torna con noi». Ieri sul palco è salito però anche chi ha parlato della morte di una sorella, ballerina, moglie, insegnante di danza che uccisa con i suoi sogni da un'auto finita come un proiettile addosso alla pensilina sotto cui stava aspettando un autobus. E ha parlato anche Jacopo Guarneri ciclista cremonese già distintosi nella categoria "under 23". «Pensate - ha detto - anche all'utente debole della strada, al pedone al ciclista che magari, come me, percorre decine di chilometri al giorno lungo le strade per allenarsi». La "Lezione" è durata circa tre ore.
 









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