2008-05-11
di MAURIZIO MAGNONI
MASLIANICO
UNAVVENTURA cominciata per gioco, una sorta di rivincita dopo che due anni fa non sono riuscito a concretizzarla per tutta una serie di controlli, di regolamenti, di problemi politici. Adesso ho centrato lobiettivo e sono molto soddisfatto». È tornato dal suo raid in Nepal, con linseparabile bicicletta «Graziella», Mauro Vanoli, 34 enne commerciante di Maslianico, che dal 13 febbraio al 22 aprile ha percorso migliaia di chilometri nelle vallate del Nepal, salendo fino a 5.500 metri daltezza per poi scendere in picchiata tra sentieri non proprio agevoli, pericolose scarpate e ghiacciai.
«Anche questanno - spiega Mauro Vanoli - non è stato facile aggirare i rigorosi controlli allingresso del parco nepalese. Cerano diversi caselli sul percorso trekking, sia perchè lassù cè una base militare, sia perchè, in questo periodo, cera il problema Tibet. Infatti ho anticipato il rientro perchè in questi giorni, fino al 12 maggio in zona, verso il campo base per lascesa allEverest, avrebbero sostato oltre 200 militari per il passaggio della fiaccola olimpica.
È STATA COMUNQUE unesperienza indimenticabile. Il trekking dellEverest, in genere si fa in 15 giorni. Io sono riuscito a percorrerlo in 12 giorni. Il percorso che volevo fare io, però, era quello più lungo che prevedeva unaltra settimana partendo da una località nei pressi di Kathmandu. Ma purtroppo non cerano le condizioni di sicurezza per farlo. Infatti agli inizi di aprile anche in Nepal cerano le elezioni politiche e cera anche parecchia tensione tra Maoisti arrabbiati che volevano vincere queste elezioni e governo uscente. Quindi, per non correre rischi, ho dovuto rinunciare all'idea di partire dalla città in bicicletta ed ho dovuto ripiegare su un trasferimento in bus».
È stata dura arrivare al campo base dellEverest? «Non più di tanto - aggiunge Vanoli - perchè credo che anche una persona di una certa età lo potrebbe fare senza problemi. Il fatto è che, però, io avevo sulle spalle uno zaino di 24 chili, nel quale ripiegavo anche la mia Graziella. Meno male che, arrivato allaeroporto di Kathmandu, ho subito «noleggiato» un portatore; ne ho scelto uno già di una certa età, anche un po trasandato, ma per due giorni di cammino è stato un aiuto notevolissimo. Non capiva niente di quello che dicevo, non parlava una parola dinglese, ma ci intendevamo.
HA CAPITO che il mio bagaglio più importante era la Graziella e quando ci simbatteva in un casello, in un controllo, lui era lestissimo a nasconderla. E questo anche perchè ha capito che io volevo assolutamente una foto a bordo della bicicletta al campo base. Una disavventura? Sì, quando stavo tornando indietro dal campo base, dopo aver smontato la Graziella, ho scoperto di aver dimenticato su un pedale. Ma ormai, anche per evitare di imbattermi in altri controlli, ho desistito dallandare a recuperarlo. Tanto lavventura era agli sgoccioli ed il trekking dellEverest lavevo portato a termine».
La bicicletta Graziella, che è un vero e proprio pezzo da museo, tutti la possono ammirare che almeno fino alla fine di maggio, sarà esposta al «Lario Bike» di via Matteotti a Cernobbio. «All80 % - dice lavventuriero - la prossima esperienza sarà la Londra-Ulan Bator tra agosto e settembre, 14 mila chilometri a bordo di una Citroen Ax 1000 cc. scassata ma perfettamente funzionante. Credo che sarà unavventura ulteriore da non dimenticare».