Il leader della Coldiretti nel Basso Pavese: gli industriali ci pagano una miseria latte e suini
«Mano tesa ai consumatori, basta speculazioni»
di LUIGI ALBERTINI
CORTEOLONA
LAGRICOLTURA del Basso Pavese, area che presenta molte analogie con il vicino Lodigiano, cerca il rilancio. Precisato che la Provincia pavese ...
2008-05-08
di LUIGI ALBERTINI
CORTEOLONA
LAGRICOLTURA del Basso Pavese, area che presenta molte analogie con il vicino Lodigiano, cerca il rilancio. Precisato che la Provincia pavese si divide in tre grandi aree agricole - Lomellina con il riso, Oltrepo con i vigneti e Basso Pavese con gli allevamenti - il territorio ha visto i suoi piccoli e medi coltivatori iscritti alla Coldiretti in assemblea, per analizzare la situazione e per eleggere il presidente di zona. Levento si è celebrato nella sede territoriale di Corteolona, in rappresentanza di 21 sezioni locali e ben 670 militanti.
I lavori si sono conclusi con la conferma del giovane Mauro Bassanini alla guida dei coltivatori del Basso Pavese, in unarea che va da Miradolo Terme a Torre dè Negri: avrà il secondo mandato quadriennale. Classe 66, ragioniere, il presidente gestisce lazienda agricola Bassanini Fratelli ad Alberone di Chignolo Po. Sposato con due figli, Mauro Bassanini è anche presidente del Gruppo Promotore Alberone e Bosco, impegnato da anni a rilanciare cultura e tradizione rurale.
Presidente, su quale tipo di agricoltura investono i coltivatori della sua zona ?
«Direi quella tradizionale delle grandi campagne del Nord: quasi tutto mais, poi foraggio e riso. Prevale la zootecnia da latte: il prodotto viene consegnato quasi tutto alla ex Galbani di Corteolona, oggi ItalLatte. Le nostre stalle sono ormai occupate dalla razza Frisona Italiana. Poi ci sono allevamenti suinicoli con qualche migliaio di capi».
Tempi duri per latte e suini... «Direi durissimi. Siamo impegnati in una vertenza sul prezzo alla stalla per la stagione 2008-2009: una volta veniva fissato persino in anticipo rispetto alla tradizionale scadenza del 31 marzo, da qualche anno ormai i tempi sono diventati un optional, a causa dei difficili rapporti fra i produttori e gli industriali che possiedono le aziende di trasformazione. Noi produttori siamo nei guai perché aumentano i costi dei mangimi e dei servizi - gasolio ed energia comprese - mentre i guadagni sono fermi a prezzi ridicoli per litro di latte, ben inferiori a quelli pagati dai consumatori che comprano le confezioni nei supermercati. Senza contare la crisi profonda che investe il settore suinicolo, dove cè il rischio di chiusure per limpossibilità di ottenere bilanci in equilibrio».
Quali obiettivi si propone nel suo secondo mandato?
«Ci aspetta molto da fare: rischiamo di finire alla canna del gas. Siamo alla ricerca di vie duscita per raddrizzare la gestione di imprese, che pure sono ritenute indispensabili per lequilibrio della società. Siamo noi a garantire lalimentazione quotidiana. E invece notiamo tanta insensibilità: cercheremo il sostegno dei consumatori, che pagano gli acquisti quotidiani a prezzi enormemente superiori ai nostri incassi perché cè troppa speculazione».