Lo psichiatra Jervis, che aprì le porte dei manicomi
«La scintilla dellinvidia? Spesso è il consumismo che regna nella società»
di FABRIZIO LUCIDI
LODI
TRENTANNI DOPO la Legge 180 che aprì le porte dei manicomi, Giovanni Jervis, uno degli psichiatri che lottò in prima linea assieme a Franco...
2008-05-08
di FABRIZIO LUCIDI
LODI
TRENTANNI DOPO la Legge 180 che aprì le porte dei manicomi, Giovanni Jervis, uno degli psichiatri che lottò in prima linea assieme a Franco Basaglia per quella rivoluzione, viene a Lodi per spiegare lo stato dellarte. Stasera alle 21, nella sede dellArchivio storico (via Fissiraga 17), Jervis sale in cattedra per la conferenza sulle «Generose utopie
quando limpossibile diventa possibile». A seguire sarà proiettato «Matti da slegare», docu-film di Silvano Agosti, Marco Bellocchio, Sandro Petraglia e Stefano Rulli.
Jervis, trentanni dopo, parla di una legge «fatta in modo raffazzonato». La lista delle speranze disattese è lunga: il blocco dei nuovi ingressi negli ospedali psichiatrici ha lasciato tanti gravi pazienti senza un luogo dove andare, fra le regioni si è creata una disparità nei servizi al malato, il business privato ha preso il sopravvento sulle strutture pubbliche. «Non siamo a livello di Svizzera, Francia e Inghilterra», sospira Jervis con un pizzico di benevola invidia.
Così passiamo allargomento della rassegna...Da psichiatra, che idea si è fatto dellinvidia?
«È un sentimento innato nelluomo, legato alla gelosia e soprattutto al desiderio di avere ciò che non si ha. Linvidia spesso è legata alla competitività e a determinati aspetti culturali. Non è un mistero che in certi ambienti - per esempio, le suburbia abbastanza benestanti degli Stati Uniti - lerba del vicino è sempre più verde e e ognuno guarda lauto, il frigo e la tv dellaltro. Ciò non vuol dire che gli statunitensi siano sempre più invidiosi degli italiani: è solo che in quegli ambienti è più facile fare paragoni, e il consumismo crea una sorta di competitività nei consumo che è una forma di invidia, se pure blanda».
Qual è la «miccia»?
«Spesso laumento dei consumi porta laumento della competizione. Invece nei momenti di crisi economica, i consumi si contraggono e diminuiscono competitività e invidia».
Perché?
«Perché nei periodi di vacche magre è più normale vedere un vicino che gira con unauto vecchia».
Altre forme di invidia?
«Nellambito della vita privata: figli che sono invidiosi dei genitori e delle loro maggiori possibilità economiche. Ma a volte la situazione si ribalta: madri non più giovani invidiose delle figlie, magari belle, che hanno la libertà dei 18 anni e la possibilità di divertirsi».
Linvidia è sempre negativa o in alcuni casi può diventare una «molla» positiva?
«Linvidia è sempre negativa, mentre la competizione o la gelosia qualche volta non sono sentimenti riprovevoli. Questo perché linvidia comporta sempre astio: non si ha solo voglia di qualcosa che non si ha. Si ha anche voglia di far del male a chi ce la possiede».