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Il cantautore genovese stasera al teatro alle Vigne

Francesco Baccini: «Invidia? È il prezzo di un’esistenza vissuta senza compromessi»

di GUIDO BANDERA
— LODI —
QUEST’ANNO - il conto lo ha fatto con noi al telefono - Francesco Baccini festeggia 20 anni di carriera. «L’invidia? Non avrebbe senso, faccio...
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2008-05-13
di GUIDO BANDERA
— LODI —
QUEST’ANNO - il conto lo ha fatto con noi al telefono - Francesco Baccini festeggia 20 anni di carriera. «L’invidia? Non avrebbe senso, faccio la vita che desidero, canto quello che sento di dovere comunicare». Il cantautore genovese sarà questa sera al teatro alle Vigne, alle 21, per un incontro-intervista con Rossella Diaco, giornalista di Rai International. Anche se nella serata le protagoniste saranno le parole, la musica farà da sfondo al racconto di 20 anni di avventura nel mondo della canzone d’autore italiana.
Baccini, in vent’anni di carriera nel mondo della musica, l’invidia l’ha più subita o provata?
«Mah, direi che l’ho senz’altro subita. Anzi, non ricordo di averla mai provata».
Cos’è, una rimozione psicologica?
«No, un dato di fatto reale. Infondo, se penso a quello che ho fatto, non mi posso dimenticare che sono partito da una famiglia di operai, oggi invece la mia vita mi soddisfa, quello che ho fatto me lo sono conquistato da solo. Canto quello che sento di volere comunicare agli altri, vivo come sento di volere vivere. Il bilancio per i miei primi quarantasette anni è senza dubbio positivo. Quindi perché invidiare gli altri? Poi però ho anche pagato il fatto di aver condotto un’esistenza senza compromessi. Ma è meglio così».
Molti, oltre al successo, invidiano il denaro.
«Per me il denaro è una cosa secondaria. L’importante è condurre una vita secondo quello che vogliamo essere. I soldi sono un contorno, non un fine».
Allora chi descrive il mondo dello spettacolo come un covo di invidie e gelosie racconta favole?
«No, l’invidia esiste. Col successo arrivano anche tanti amici, che poi scopri essere tutt’altro che tali. Alla fine, fra centinaia di conoscenti, io di amici veri ne ho un paio. Però l’invidia esiste dovunque: io ho fatto anche l’impiegato e posso garantire che se ne risente anche in quell’ambiente».
Alcuni ospiti della rassegna hanno detto di temere di più l’invidia sociale...
«Bhe, sì. Un cambiamento c’è stato. Siamo diventati tutti un po’ più individualisti, sempre a caccia di realizzazione materiale. Si sente troppo ripetere “io”, ma non si sente quasi mai “noi”. Ma, visti gli insegnamenti della tivù ci poteva anche andare peggio».
Lei però non si è fatto mancare una partecipazione a un reality show...
«Guardi, nel 1991, prima di Tangentopoli, avevo scritto l’album Nomi e Cognomi. Canzoni in cui si parlava anche di Craxi e Andreotti. In Rai non mi hanno chiamato per dieci anni. Quando mi hanno proposto Music Farm ho accettato: volevo fare un esperimento. Alla fine è l’unica edizione che la gente ancora si ricorda».
 









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