2008-05-14
di ANNA GIORGI
LODI
OTTO GIORNI da prigioniero nellinferno di Lampedusa. Otto giorni per raccontare cosa vuol dire arrivare in Italia da clandestino, essere ripescato in mare e rinchiuso con altre centinaia di disperati in un centro di permanenza temporanea. In condizioni disumane. Con il nome di Bilal Ibrahim el Habib, Fabrizio Gatti, dopo essere stato ripescato in mare, portato al Pronto Soccorso, fermato dai carabinieri, rinchiuso nel centro di accoglienza temporanea, viene rilasciato con un foglio di via che gli intima di lasciare l'Italia entro cinque giorni; in realtà viene lasciato libero di andarsene come clandestino in qualunque città d'Europa.
Nel lungo racconto Gatti-Bilal, giornalista, scrittore e reporter, descrive il supplizio degli interrogatori e dei riconoscimenti, con gli immigrati che appena sbarcati vengono fatti sfilare nudi tra i carabinieri che li schiaffeggiano, dei musulmani obbligati dai militari a guardare film pornografici, e per chi rifiuta, insulti e botte.
Quale declinazione ha linvidia nelle esperienze che racconta?
«È una invidia declinata in positivo. É la straordinaria forza di cui sono dotati molti immigrati che hanno una spinta formidabile a migliorare la loro condizione di vita, quella della loro famiglia e per questo sono disposti a tutto. É una invidia sana che spinge verso un mondo che possa offrire anche a loro una vita dignitosa».
Che cosa è linvidia per un giornalista-scrittore-reporter come Fabrizio Gatti?
«Mi capita a volte di leggere reportage straordinari fatti da colleghi, da queste letture ho tratto molti insegnamenti. Viaggi in zone del mondo molto affascinanti, che potrebbero trasmettermi emozioni forti e potrebbero aiutarmi a migliorare. Ecco, spesso vorrei aver provato quelle sensazioni al posto loro. In questo senso mi è capitato di provare invidia».
Cè qualche viaggio-reportage che avrebbe voluto fare e non è stato possibile?
«Quanto invidio lattimo in cui Cristoforo Colombo ha avvistato terra facendo una scoperta che ha cambiato il mondo. Quelle poche righe celebri che hanno consegnato alla storia la scoperta dellAmerica... Quanto avrei voluto esserci».
Quale aspetto del libro «Bilal. Il mio viaggio da infiltrato nel mercato dei nuovi schiavi», metterà in evidenza stasera in relazione al tema dellinvidia?
«Lincontro di stasera vuole essere una condivisione. Voglio far conoscere ogni aspetto del terribile viaggio allinferno, che ho affrontato in prima persona fingendomi un immigrato. Uno dei tanti uomini che tentano il passo verso una civiltà, nella speranza che qualcuno possa offrire loro accoglienza e un lavoro dignitoso, senza sfruttarli o sottopagarli».