Al convegno di Assimpredil, Milano immagina se stessa tra sette anni, quando, dal 1° maggio al 31 ottobre 2015, la metropoli ospiterà l’Expo Commenta
Milano, 7 maggio 2008 - Dall’antica Mediolanum alla futuribile Midland. L’avvenire di Milano in vista dell’Expo 2015 sta sempre nella 'terra di mezzo'. Fuor da ogni suggestione tolkieniana, la metropoli sognata dall’Assimpredil Ance (l’associazione delle imprese edili) e dalla Camera di Commercio è una Milano-Midland che allarga i propri confini fino a diventare una sorta di regione urbana da sette milioni di abitanti divisi in dieci province (oltre a Milano, Monza e Brianza, Lodi, Piacenza, Pavia, Novara, Varese, Lecco, Como e Bergamo) e tre regioni (Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna).
Uno scenario illustrato ieri a Palazzo Mezzanotte durante il convegno 'Risorse e prospettive per Milano' organizzato dall’Assimpredil Ance in collaborazione con la Camera di Commercio. "Milano dovrà raggiungere i sette milioni di abitanti, la massa critica necessaria per emergere a livello internazionale — sottolinea il presidente di Assimpredil Ance Claudio De Albertis — La regione urbana milanese, Midland, dovrà puntare su quattro elementi: la propria dimensione in termini spaziali, un efficiente sistema di connessioni territoriali, la sostenibilità ambientale degli investimenti e una forte governance che sappia gestire la complessità». Anche il presidente della Camera di Commercio milanese, Carlo Sangalli, sposa la filosofia di Midland, citando le parole con cui il cardinale Dionigi Tettamanzi ricordava che «Milano nella più comune delle sue etimologie rimanda a Mediolanum, a una terra cioè che 'sta nel mezzo'. Un luogo dunque dove si converge, ci si incontra, si dialoga". Riferimenti storici a parte, Sangalli sostiene che l’Esposizione universale del 2015 sarà "l’occasione per ridisegnare l’alleanza tra pubblico e privato di questa città, un’alleanza nella quale va definito un ruolo sostanziale per le piccole e medie imprese italiane". Imprese che rivendicano un ruolo da protagoniste nel futuro di Milano, anche perché — come sostiene una ricerca della Camera di Commercio — da piccole e medie stanno crescendo, diventando medio-grandi e grandi. I numeri lo dimostrano. Nell’ultimo anno, infatti, è aumentato del 5,1 per cento il peso delle maxi-imprese, quelle con un fatturato superiore a dieci milioni di euro, che hanno raggiunto quota 1,4 per cento sul totale. Una grande impresa italiana su cinque, dunque, ora è localizzata proprio nel capoluogo lombardo.
Milano, intanto, immagina se stessa tra sette anni, quando, dal 1° maggio al 31 ottobre 2015, la metropoli ospiterà l’Expo. Cosa dovrà fare Milano per arrivare all’appuntamento mondiale da Midland? A provare a rispondere alla domanda ci hanno pensato quattro intellettuali, il sociologo Mario Abis, l’economista Angela Airoldi e gli urbanisti Gaetano Lisciandra e Giorgio Goggi, già assessore comunale ai Trasporti durante l’amministrazione Albertini. Sono loro quattro ad aver redatto la ricerca sul Midland con tanto di decalogo per concretizzare il sogno. Un documento dal quale emerge che per interconnettere la regione urbana da sette milioni di abitanti c’è ancora molto lavoro da fare, in primis sul fronte delle infrastrutture ferroriarie e metropolitane (vedi tabella). Opere indispensabili per scongiugare il rischio di paralisi del traffico per l’Expo paventato ieri da Bruno Ermolli, presidente di Promos, azienda speciale della Camera di Commercio: "Durante il Salone del Mobile sono arrivati 50 mila visitatori e il traffico è andato in tilt. Nei sei mesi di Expo sono previsti 29 milioni di visitatori, 160 mila al giorno. Il parallelo deve far preoccupare. Nei prossimi sette anni dobbiamo lavorare per evitare la paralisi". Che fare? Goggi osserva: «"Il potenziamento delle reti ferroviarie e metropolitane è fondamentale. Ma innanzitutto bisogna completare le opere di collegamento con la Fiera di Rho-Pero, che serviranno anche per far raggiungere la sede dell’Expo ai visitatori".
di Massimiliano Mingoia
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